Google Classroom – prime riflessioni

google_classroom_logoGiacché di Classroom si conosce molto poco in Italia e visto che la la Piattaforma Google Education, a cui è collegata, è ancora quasi totalmente appannaggio del mondo anglosassone, voglio dedicare qualche parola a capire di cosa si tratta.

Prima di tutto un po’ di storia. È uno strumento giovanissimo: nasce, infatti, nell’agosto del 2014 e, nell’idea dei guru di Google, vuole essere uno strumento semplice ed efficace di gestione digitale di un gruppo-classe, grazie all’integrazione con tutte le Google-App open-source che il colosso di Mountain View sta perfezionando in questi anni.

Cosa si può fare con la Classroom? Sostanzialmente tre cose fondamentali per un insegnante:

  • Creare gruppi classe con cui condividere materiali e discussioni;
  • Assegnare e raccogliere compiti;
  • Valutare;
  • Comunicare con gli studenti.

In sostanza, fa risparmiare tempo e carta, consente di avere una raccolta perfettamente organizzata e conservabile nel tempo dei lavori svolti dagli studenti, di avere a disposizione i lavori degli allievi in ogni momento (basta quaderni da portare a casa!) in modo da agevolare la correzione o la ri-analisi nel tempo per ricostruire la timeline del progresso cognitivo di un alunno.

Ecco, lo sapevo…sono scivolata involontariamente dall’analisi tecnica dello strumento ad una riflessione sull’efficacia didattica del suo uso.

Per la disamina tecnica e delle funzioni, vi rimando ad un prezioso articolo di Roberto Osti che allego in link.

Roberto Osti, Google Classroom – Guida rapida per l’insegnante

Al suo interno si trova anche un ricco tutorial realizzato con Presentazioni di Google che sarà certamente utile per capire tutte le funzioni dello strumento.

Per le riflessioni didattiche, anticipo che Classroom sta trovando, nel mio lavoro, un suo spazio sempre più sistematico nella didattica del Latino e del Greco oltre che dell’Italiano e della Geostoria.

Partiamo dal Latino e dal Greco. Assegnare un compito di traduzione su Classroom significa:

  • poter controllare il lavoro degli studenti mano a mano che viene svolto su Documenti di Google in ambiente condiviso: utile per capire, attraverso l’analisi dei tempi di realizzazione e modifica del documento, il metodo di lavoro domestico;
  • fornire, a seconda delle necessità, un supporto diretto allo studente che incontrasse difficoltà nello svolgimento del compito;
  • verificare i tempi di consegna;
  • procedere ad una correzione individualizzata dei  lavori, soprattutto per gli alunni più deboli;
  • disporre dei compiti di ciascun alunno simultaneamente per la correzione condivisa in classe (le versioni si possono proiettare sulla Lim e commentare insieme).
  • conservare lo storico dei lavori di ciascuno su Drive, per poter ritornare su di essi nel tempo e valutare per (e con) ciascuno eventuali gap (o miglioramenti) nell’acquisizione delle conoscenze e delle competenze nella lingua.
  • condividere con le famiglie tutte le riflessioni di cui sopra
  • …e molto altro ancora che sono certa di scoprire con l’utilizzo e il miglioramento delle prestazioni che i signori di Google hanno in serbo per noi.

Ma la riflessione didattica continua…

 

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